
I premiati del 5° Life Beyond Life Film Festival
Giovedì 03 Aprile 2025 09:12 di Redazione WebOggi.it
Nelle cinque sezioni vincono il lungometraggio “Rhythm of Dammam” (India-USA), diretto da Jayan Cherian, il documentario americano “The Finding Papa Movie” di Julianne Elizabeth Eggold, il cortometraggio americano “As easy as closing your eyes” diretto da Parker Crof, il documentario breve americano “This Is Where I Find Myself” di Andrew Hinton e l’Art Movie iraniano “Himan” diretto da Payam Ghorbani.
Si è conclusa alle 20.30 la Cerimonia di premiazione della quinta edizione del Life Beyond Life Film Festival (https://www.lifebeyondlife.net/), proposto dall’Università Popolare ArtInMovimeno (https://www.unipopaim.it/), in sinergia con l’A.R.E.I. (Afterlife Research and Education Institute) e col Religion Today Film Festival, e diretto dal locrese Annunziato Gentiluomo, lasciando il posto alla visione di “Il canto del ghiaccio” di Paolo Visu e Stefano Collizzolli, di “The Finding Papa Movie (USA) di Julianne Elizabeth Eggold, e di “Maratona di New York (Italia) diretto da Luca Franco, con i tre registi in sala, e concludendo col cortometraggio inglese “Sisters” di Josh Cowle. Sono presenti anche Joelle Eggold e l’attore Massimiliano Caretta.
I 38 film in concorso dell’unico festival al mondo focalizzato sui temi escatologici per lo più legati alla vita oltre la vita sono passati al vaglio di cinque giurie tecniche internazionali e tre giurie speciali, decretando i seguenti vincitori.
La Giuria internazionale dei Lungometraggi del LBLFF 2025, presieduta da Alberto Olivero, coordinata da Riccardo Cristiani, e composta da Darío Vargas Linares, Hermann Weiskopf, Gianni Alvino, Simone Semprini ed Elisa Teneggi, assegna il Premio come Miglior film a “Rhythm of Dammam” (India-USA), del regista Jayan Cherian, “per il coraggio con cui racconta il trauma intergenerazionale dell’antica comunità siddi, nell’India contemporanea, attraverso il viaggio sciamanico del giovane protagonista. Musica e riti della comunità sono al centro di una potente e irrimandabile riflessione sulla schiavitù, la memoria ancestrale e il legame tra i vivi e i morti”.
Conferisce il Premio come Miglior regista a Jayan Cherian (“Rhythm of Dammam”), “per la maestria con cui fonde armoniosamente l’approccio etnografico con la narrazione intimista, valorizzando l’improvvisazione degli attori e la solennità delle inquadrature. Il suo cinema è un’esperienza visiva colorata, potente e trascinante”.
Attribuisce il Premio come Miglior attore a Mostafa Zamani (“Fragrant” – Iran), “per l’interpretazione intensa e complessa di Ali, un uomo sospeso tra il talento, la paternità imminente e la consapevolezza della malattia terminale. Con straordinaria estensione emotiva trasforma un ordinario melodramma romantico in un’esperienza lirica e struggente”.
Assegna il Premio come Miglior attrice a Thekla Reuten (“Narcosis” – Paesi Bassi), “per l’interpretazione intima e raffinata con cui esplora la profondità del lutto. Per il ritratto convincente e toccante di moglie e madre, e per la grazia con cui caratterizza le capacità medianiche del personaggio”.
Conferisce il Premio come Miglior sceneggiatura a Martijn de Jong e Laura van Dijk (“Narcosis”), “per la capacità di intrecciare dramma, mistero e trascendenza in una trama in cui il lutto è in equilibrio tra realismo e simbolismo e in cui passato e presente si alternano con naturalezza in un racconto elegante e articolato”.
Attribuisce una Menzione speciale al film “Maratona di New York” (Italia), opera prima del regista Luca Franco, “per aver scelto con entusiasmo di adattare per lo schermo la pièce omonima di Edoardo Erba, elaborando con splendida resa scenica il senso della corsa come metafora della vita, in un crescendo di fatica che presagisce l’approssimarsi della morte”.
Assegna la Menzione speciale al film “The Oasis of the Frozen Waters” (Marocco), del regista Mohammed Raouf Sebbahi, “per l’espressione artistica elevata e ricercata e per la sensibilità con cui mette in scena le difficoltà di una coppia, le sfide morali che accompagnano la malattia terminale e la spiritualità del sufismo. È un’opera ricca e matura”.
La Giuria Internazionale dei Documentari del LBLFF 2025, presieduta da Massinissa Askeur, coordinata da Odette Spigolon, e composta da Franco Laratta, Vincenzo Caricari, Giordano Cagnin e Damiano Miraglia Raineri, assegna il Premio come Miglior Documentario all’americano “The Finding Papa Movie”, diretto da Julianne E. Eggold “per la capacità di alternare coinvolgimento emotivo e osservazione esterna, dando vita a una narrazione intima e originale. Il viaggio delle protagoniste si sviluppa con un ritmo avvincente, in cui scienza e soprannaturale si intrecciano armoniosamente, offrendo un racconto intenso e coinvolgente”.
Attribuisce il premio per la Miglior regia a Julianne Elizabeth Eggold (“The Finding Papa Movie”) “per la capacità di mescolare con naturalezza diversi linguaggi visivi, alternando reportage, blog e interviste in una narrazione autentica e originale. La regia, libera da formalismi, conferisce ritmo e vivacità al racconto, valorizzando ogni aspetto della storia con scelte espressive creative e coinvolgenti”.
Assegna il Premio al Miglior montaggio a Ernesto de Nova (Ari - Una història d’amor i vida) “per la capacità di intrecciare testimonianze e frammenti di memoria in un racconto fluido e coinvolgente. Grazie all’abile montaggio si costruisce con sensibilità e ritmo una narrazione che mantiene viva la speranza, dando forza e continuità a una storia intensa e profondamente toccante”.
Infine, conferisce la Menzione Speciale ad “Ari - Una història d’amor i vida”, diretto da Ricard Mamblona Agüera, “per la capacità di raccontare con intensità e autenticità una storia di lotta, speranza e resilienza. Il documentario trasmette un messaggio potente, testimoniando come il coraggio di Ari continui a vivere attraverso il protocollo che porta il suo nome, salvando altre vite. Un’opera che incarna profondamente il tema del festival, un esempio tangibile di come la vita possa andare oltre la vita”.
La Giuria Internazionale dei Cortometraggi del LBLFF 2025, presieduta da Michael Drai, coordinata da Giacomo Tinti, e composta da Antonello Schioppa, da Michele Ciardulli, da Lucio Toma e da Leonardo Buttaroni, assegna il Premio come Miglior Cortometraggio all’americano “As easy as closing your eyes” di Parker Crof, in quanto si tratta di “un film di rara maturità, sostenuto da una sceneggiatura avvincente e una regia accurata. La messa in scena precisa e la straordinaria fotografia creano un’atmosfera immersiva, arricchita dall’eccellente interpretazione degli attori. In questo prossimo futuro realistico, in cui una nuova droga permette di sfuggire al dolore del lutto, il regista offre una toccante riflessione sull’accettazione della morte di una persona cara”.
Conferisce il premio per la Miglior Regia a Josh Cowle (“Sisters” - UK), perché “è un film che ha la capacità di non cedere mai all’esagerazione o al melodramma, ma che mantiene invece un tono equilibrato e bilanciato per tutto il tempo. Questa moderazione narrativa permette al pubblico di assorbire la storia in modo organico e lascia ampio spazio al coinvolgimento emotivo. Il regista opta invece per un approccio sfumato, in cui gli spazi emotivi sono curati con attenzione, permettendo alla storia di respirare e risuonare profondamente con il pubblico”.
Attribuisce il premio come Miglior Attore a Carter Jenkins (“Back in Baby’s Arms” - USA) “per la performance di grande professionalità e naturalezza che consolida la credibilità della storia e scandisce il ritmo dello sviluppo drammaturgico con delicate sfumature. Un ruolo cesellato nei dettagli, misurato e consapevole che disegna con precisione l’evoluzione del personaggio. La grande sensibilità della sua interpretazione cristallizza un conciso e poetico inno all’arte della recitazione, un’arte, ci mostra Carter Jenkins, capace di commutare la menzogna nella profonda verità dell’ascolto”.
Assegna il premio come Miglior Attrice a Issy MacDonald (“Sisters”) “per la sua intensa e struggente interpretazione nel film. Con straordinaria sensibilità e profondità emotiva, dà vita a Sara, un’adolescente intrappolata nel dolore del lutto, rendendo ogni silenzio, sguardo e fragilità un racconto di perdita e rinascita. La sua performance autentica e toccante trasforma il viaggio interiore della protagonista in un’esperienza universale, capace di commuovere e lasciare il segno”.
Conferisce la prima Menzione Speciale al tedesco “The Last Sketch”, diretto da Edgar Huebert, “per l’originalità della realizzazione con un tratto del tutto suo: l’animazione unisce la vecchia tradizione fatta di colori pastelli e pochi tratti per ricordare il passato e le nuove tecniche 3D per il presente con colori più cupi, tratti più netti e un sapiente uso della luce. Stessa tecnica fu usata nel “Lungo addio” per raccontare presente e passato nel numero 74 di Dylan Dog disegnato da Carlo Ambrosini. La tecnica nel film come nel fumetto ha l’efficacia di portarci avanti e indietro nel tempo con riconoscibilità, immediata”.
Attribuisce, infine, la seconda Menzione Speciale all’americano “Back in baby’s arms” di Jackson Giuricich, “per la regia misurata ed efficace, e l’ottima interpretazione degli attori, perfetti interpreti di un racconto brillante, ironico, mai banale. Un corto che fa sorridere pur mantenendo intatto il dramma della perdita e della deriva senile, quando la memoria inizia a sgretolare la linearità dell’esistenza e il ricordo di un amore passato sembra essere l’ultima ancora per sentirsi ancora vivi”.
La giuria dei Documentari brevi, presieduta da Nicolas Gautier, coordinata da Fabrizio Salvati, e formata da Gianna Cannì, Alessandro Di Maio, Craig R. Hogan ed Evelyn Meuren, assegna il Premio come Miglior Short Doc all’americano “This Is Where I Find Myself” diretto da Andrew Hinton “per la scelta innovativa di fondere diversi punti di vista relativi alla morte, alla scienza, alla consapevolezza, all’amore e alla malattia, per essere tecnicamente ben fatto e per avere una narrazione completa relativa alla speranza.”
Attribuisce, inoltre, la Menzione speciale all’americano “A Death Worth Living For” di Jonathan Cipiti “per il forte messaggio del film legato alla fede e all’amore che spinge lo spettatore nella scelta di credere al soggetto, il potere della semplicità e dell’onestà sono stati facili da apprezzare grazie alla spontaneità del soggetto”.
La Giuria degli Art Movies, presieduta da Sebastian Swartz, coordinata da Samuele Maritan, e formata da David Gonzalez, Edmondo Annoni, Martin Marro, da Jürgen Ziewe, da Gianmarco Durante e da Gabriele Terranova, assegna il Premio al Miglior Art Movies all’iraniano “Himan” di Payam Ghorbani in quanto “nella loro unicità i personaggi, gli oggetti di scena e l’ambientazione si intrecciano per creare una narrazione che non solo esplora il confine tra vita e morte, ma invita anche lo spettatore a meditare sul viaggio interiore, sulla trascendenza dei limiti umani e sulla misteriosa continuità dell’esistenza”.
Attribuisce il Premio alla Migliore Regia a Payam Ghorbani (“Himan” - Iran), giacché “riesce a catturare un viaggio allegorico e simbolico, esplorando la vita oltre la morte attraverso un percorso iniziatico ricco di metafore”.
Conferisce la Menzione speciale all’americano “After we’re gone” di Saige Kanik perché “la scelta di una tecnica di animazione giocosa per la narrazione di questa raccolta di storie è toccante e offre attraenti contrasti di chiaroscurali e un’estetica attente e curata, con un finale che ricorda allo spettatore che l’energia non viene mai distrutta né creata, ma si trasforma semplicemente e porta all’inizio di qualcos’altro”.
Daniele Scali attribuisce il Premio Best Animated Movie a “My Grandfather’s Demons” diretto da Nuno Beato in quanto si tratta di “una bella storia racconta bene e con una buona maestria della Stop Motion. Anche il cambiamento di stile alla fine riesce avvicinarci di più al personaggio e ci convince grazie a un’ottima cinematografia”.
Carmelo Spoto, Vixia Maggini e André Ruiz Luiz assegnano il Premio per la Migliore colonna sonora a Sébastien Blanchon (“Happiness Is a Wild Beast” – Francia), “per l’abilità con cui le note colorano e punteggiano tutta la storia con grande versatilità musicale, e per come le composizioni aggiungono un tocco di composta leggerezza a un soggetto malinconico e doloroso, facilitando il processo di immersione nella storia”.
Corrado Leoni conferisce il Premio Visual Emotion Impact al film giapponese “The Afterlife Photo”, diretto da Tatsuaki Mizoi “per la sua splendida fotografia in bianco e nero, fatta di controluci, scorci e magiche prospettive, che coinvolge lo spettatore, trattenendolo visivamente tra stanze adiacenti in ricercate geometrie”.
Il team del Convegno Internazionale “Andare Oltre. Uniti nella Luce Premio” attribuisce il Premio Andare Oltre all’americano “Ghosted” diretto Sam Milman e Peter Vass “per la delicatezza e la freschezza con cui dimostra che la vita, al di là delle prove e delle sofferenze, sia costellata da sorprese, alcune delle quali capaci di farti ribattere il cuore e comprendere quanto amore ancora hai da dare, senza per questo mancare di rispetto alla memoria di chi ti è stato accanto che comunque rimarrà sempre con te”.
Il Premio Best Afterlife Research viene assegnato dalla commissione ricerca nel campo delle energie sottili e del paranormale formato da Annunziato Gentiluomo, Craig R. Hogan, Evelyn Meuren, Francesca Lucà e Daniele Spinardi allo spagnolo “Signs of dying” diretto da Daniel Ortíz Díaz “per l’impegno onesto e appassionato di investigare i fenomeni legati al fine vita, in particolare le visioni dal letto di morte e le esperienze di premorte, e per l’invito coraggioso ad andare oltre le mere visioni meccanicistiche e l’approccio medicalizzato al fine vita, celebrando così la morte nella sua sacralità”
Il premio Religion Today va al brasiliano “A Carlos” di Carlos Cipriano Gomes Junior “per la capacità con la quale l’autore intreccia parole ed immagini, raccontando amore, libertà e mancanza, in una poetica e coraggiosa lettera d’addio facendosi accompagnare da una struggente colonna sonora cantata a cappella che fa accapponare la pelle e scioglie il cuore d’emozione”.
“Siamo soddisfatti per la programmazione proposta nei cinque giorni. Una line up di 38 film molto interessante e stimolante. Siamo felici di aver avuto con noi Julianne Elizabeth e Joelle Eggold, per il documentario “The Findind Papa Movie” direttamente dalla California, e Luca Franco e Davide Paganini, rispettivamente regista e attore del lungometraggio “Maratona di New York”. Sicuramente bisogna lavorare e crescere, in particolare rispetto alla sensibilizzazione del gruppo e stiamo già pensando a strategie alternative per raggiungere spettatori e coinvolgere di nuovo le scuole. Sicuramente il tema è complesso e, a volte, può risultare respingente, ma noi crediamo profondamente al potere dell’immagine, capace di veicolare messaggi capaci di far riflettere e offrire strumenti che possano aiutare i più ad equipaggiarsi meglio nel confronto con l’evento morte. Il mio grazie va ai giurati che hanno fatto un lavoro magistrale e ben coordinato, al padrino dell’evento Simone Venditti, alle amministrazioni di Pino Torinese e di San Mauro Torinese, alla realtà USAC che ci ha mandato Richard Orlandi, come stagista, e ad Alessio Brusco per il suo lavoro sui DCP”, afferma Annunziato Gentiluomo, il direttore artistico dell’evento.
“Il lavoro è stato tanto e l’impegno richiesto ha reso il gruppo più coeso e determinato. Il mio personale grazie va a tutto il team di lavoro e, quindi, a Riccardo Cristiani, Giacomo Tinti, Fabrizio Salvati, Odette Spigolon, Damiano Miraglia, Samuele Maritan, Gabriele Terranova, Francesca Lucà, Enrico Musso, Antonello Schioppa, Simone Semprini, Richard Orlandi, Edmondo Riccardo Annoni, Gianna Cannì, Evelyn Meuren e Alessandro Di Maio. Il passo che abbiamo fatto è stato molto coraggioso. Le realtà più piccole hanno dinamiche proprie che non conoscevamo. Per il prossimo anno sapremo come muoverci meglio. Per ora ringrazio anche Stefano Mascagni, titolare del Cine Teatro Gobetti di San Mauro Torinese, per i confronti e i suggerimenti, e Diego del Cinema Classico di Torino per la sua disponibilità e accoglienza”, conclude il Direttore alla Programmazione Andrea Morghen.
“Lavorare con degli amici sinceri, come Nunzio e Andrea, è veramente motivante. Quest’anno anche Odette e Samuele sono stati fisicamente tutti i giorni con noi e ciò ha reso ancora più nutrienti il cinefest. Tengo a ringraziare l’Assessore Elisa Pagliasso e l’Assessore Davide Boniforti del Comune di Pino Torinese, e la Sindaca Giulia Guazzora e l’assessora Daisy Miatton del Comune di San Mauro Torinese per il patrocinio concesso, l’attestazione di fiducia e per l’averci offerto rispettivamente l’Auditorium comunale e il Cine Teatro Gobetti”, conclude il Direttore all’organizzazione e alla logistica Matteo Valier.
Si ricorda che l’evento è stato patrocinato dalla Città Metropolitana di Torino, dal Comune di Pino Torinese, dal Comune di San Mauro Torinese e da Nuovo Imaie, e ha vantato tra i suoi sostenitori la Bimed - Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo -, l’ASI Settore Arti Olistiche e Orientali, la CNUPI, la Fondazione per la Salutogenesi Onlus, l’Associazione Ghost Hunters e Psiche 2 Edizioni.
Il main media-partner è stato ArtInMovimento Magazine (http://artinmovimento.com/) con la sua webradio (https://www.spreaker.com/user/artinmovimento), affiancato da Arte Settima, CameraLook, LaC TV, Horror Italia 24, Central do Cinema, Agenda del Cinema Torino, Fotogrammi, KarmaNews, Tv Alvorada Espirita, ArtApp, MusiCultura online, Métis 2.0 e PoliticamenteCorretto.